sabato 7 luglio 2007

WEB 2.O

Il Web 2.0 (o Internet 2.0) è un termine usato per indicare un generico stato di evoluzione di
Internet e in particolare del World Wide Web.
Alcuni hanno tentato di definire il Web 2.0 come una serie di siti web con interfaccia, facilità e
velocità d'uso tali da renderli simili alle applicazioni tradizionali che gli utenti sono abituati a
installare nei propri personal computer.
Per tali siti spesso vengono usate tecnologie di programmazione particolari, come AJAX (Gmail usa
largamente questa tecnica per essere semplice e veloce) o Adobe Flex.
I propositori del termine Web 2.0 affermano che questo differisce dal concetto iniziale di web,
retroattivamente etichettato Web 1.0, perché si discosta dai classici siti web statici, dall'e-mail,
dall'uso dei motori di ricerca, dalla navigazione lineare e propone un World Wide Web più
dinamico e interattivo.
Un esempio potrebbe essere il social commerce, l'evoluzione dell'E-Commerce in senso interattivo,
che consente una maggiore partecipazione dei clienti, attraverso blog, forum, sistemi di feedback
ecc.
Gli scettici replicano che il termine Web 2.0 non ha un vero e proprio significato, in quanto questo
dipende esclusivamente da ciò che i propositori decidono che debba significare per cercare di
convincere i media e gli investitori che stanno creando qualcosa di nuovo e migliore, invece di
continuare a sviluppare le tecnologie esistenti.
Analisi storica
Originariamente il web è stato concepito come modo per visualizzare documenti ipertestuali statici
(creati con l'uso del linguaggio HTML); questo approccio può essere definito come Web 1.0.
In seguito, grazie all'integrazione con database e all'utilizzo di sistemi di gestione dei contenuti
(CMS), Internet si è evoluta con siti dinamici (come ad esempio i forum o i blog); questo web
dinamico è stato da alcuni definito Web 1.5.
Attraverso l'utilizzo di linguaggi di programmazione come Javascript, degli elementi dinamici e dei
fogli di stile (CSS) per gli aspetti grafici, si possono creare delle vere e proprie "applicazioni web"
che si discostano dal vecchio concetto di semplice ipertesto e che puntano a somigliare ad
applicazioni tradizionali per computer.
Da un punto di vista strettamente tecnologico, il Web 2.0 è del tutto equivalente al Web 1.0, in
quanto l'infrastruttura di rete continua ad essere costituita da TCP/IP e HTTP e l'ipertesto è ancora il
concetto base delle relazioni tra i contenuti. La differenza, più che altro, sta nell'approccio con il
quale gli utenti si rivolgono al Web, che passa fondamentalmente dalla semplice consultazione
(seppure supportata da efficienti strumenti di ricerca, selezione e aggregazione) alla possibilità di
contribuire popolando e alimentando il Web con propri contenuti.
Differenze e confronti con il Web 1.0
Spesso, nel descrivere le caratteristiche del Web 2.0, si procede per confronto con il Web 1.0,
indicando come nel passaggio di versione gli elementi fondamentali si sono evoluti o sono stati
sostituiti da nuovi. Si tratta di un modo di rappresentare il Web 2.0 divulgativo e non prettamente
tecnico, ma risulta piuttosto efficace per riconoscere su Internet le "tracce" dell'una o dell'altra
versione.
Dai siti web personali ai blog
Se prima la costruzione di un sito web personale richiedeva la padronanza di elementi di HTML e
programmazione, oggi con i blog chiunque è in grado di esporre i propri contenuti dinamici dotati
anche di veste grafica accattivante senza nessuna conoscenza tecnica particolare. Se prima le
community web erano in stragrande maggioranza costituite da esperti informatici, oggi la situazione
è completamente ribaltata. A farla da padroni sui blog sono scrittori, giornalisti, artisti o comunque
"animi sensibili" con una preparazione informatica non necessariamente elevata.
Dai sistemi per content management ai wiki
La tecnologia Wiki (Wikipedia ne è la più celebre applicazione) è il punto di arrivo del content
management, in quanto ne implementa tutti i paradigmi. Se prima erano necessarie più applicazioni
informatiche per la gestione del ciclo di vita dell'informazione (dall'intuizione alla fruizione), oggi
una stessa tecnologia supporta al meglio tutto il processo. Si fruisce dell'informazione nell'ambiente
stesso in cui essa è nata.
Dalla stickiness al syndication
Le tecniche utilizzate fino a ieri per tenere più tempo possibile i visitatori su un sito web (stickiness,
letteralmente l'"appiccicosità" di un sito, cioè la capacità di tenere "incollati" gli utenti ad esso)
stanno lasciando il posto ad altre concezioni di contatto con il fruitore. Attraverso le tecnologie di
syndication (RSS, Atom, Tagging) chi realizza contenuti fa in modo che questi possano essere fruiti
non solo sul sito, ma anche attraverso canali diversi. Un esempio di questi nuovi canali sono i feed,
cioè delle liste di elementi con un titolo (es. notizie di un giornale, thread di un newsgroup), che
permettono il successivo collegamento ai contenuti informativi. Questi ultimi possono essere
aggiornati e consultati di frequente con programmi appositi o anche attraverso i browser e quindi
consentono di essere sempre a conoscenza dei nuovi contenuti inseriti su un sito senza doverlo
visitare direttamente.
Strumenti per la creazione di contenuti
Tale possibilità di creazione e condivisione di contenuti su Web, tipica del Web 2.0, è data da una
serie di strumenti (tool in inglese) on-line che permettono di utilizzare il web come se si trattasse di
una normale applicazione. In pratica il Web di seconda generazione è un Web dove poter trovare
quei servizi che finora erano offerti da pacchetti da installare sui singoli computer.
Esempi di Web 2.0 sono IucundeWeb, FCKEditor e Writely, veri e propri elaboratori di testi e
convertitori di formato, oppure NumSum, una sorta di foglio elettronico. Anche Google ha
recentemente lanciato la sua suite di editor, chiamata Documenti e Fogli di Lavoro, e Microsoft sta
per rilasciare una versione online della suite Office.
Oltre alla creazione condivisa di contenuto on-line, il Web 2.0 è caratterizzato dalla pubblicazione
immediata del contenuto e alla sua classificazione e indicizzazione nei motori di ricerca, in modo
che l'informazione sia subito disponibile a beneficio dalla comunità, realizzando in maniera veloce
il ciclo di vita del content management. Per la pubblicazione dei contenuti fanno da padrone sul
Web (di oggi) i provider di blog come Blogger, Wordpress e Splinder, ma anche piattaforme
commerciali come Microsoft Sharepoint Portal che nella prossima versione (3.0) accentuerà le sue
caratteristiche di collaborazione diventando la parte server di Office 12.
Altra applicazione del Web 2.0 sono i cosiddetti web desktop (o webtop), una sorta di sistema
operativo online su cui è possibile eseguire operazioni simili a quelle di un sistema operativo
tradizionale.
Non si fa in tempo ad abituarsi al web "normale" che già le carte in tavola cambiano perché questo
web che tutti conosciamo, fatto di utenti solitari da una parte del filo e di siti dall'altra, appartiene
sempre più al passato e cede il passo ad applicazioni diverse, non solo nell'aspetto, ma specialmente
nei principi ispiratori. Applicazioni in cui il valore non è più rappresentato dal contenuto delle
pagine Html, ma al contrario dall'abilità di attrarre e far incontrare masse di utenti, permettendo loro
di interagire dinamicamente all'interno di un'esperienza comunicativa bidirezionale, globale e
istantanea. Un web sociale e democratico, che non solo azzera le barriere tecnologico/economiche
di creazione dei contenuti ma rovescia anche i modelli tradizionali di distribuzione e accesso
all'informazione.
Senza fare rumore questo nuovo web, il web 2.0 appunto, sta in realtà entrando nelle vita di
moltissimi italiani, segnandone le abitudini, così come il modo di cercare, consumare e
specialmente condividere informazione online. Non è forse un caso che trovi spesso mio padre di
fronte al monitor, con le cuffie in testa e gli occhi rapiti per ore dai video di YouTube. Tutto questo
senza aver mai sentito nominare il termine web 2.0, come ad indicare che il nome conta
decisamente meno del livello di adozione di una tecnologia da parte degli utenti.
Il grande effetto portato dal web 2.0 in casa nostra potrebbe però essere anche un altro. Per la prima
volta, seppure con le differenze del caso, l'Italia non si limita a ricevere passivamente l'eco delle
onde elettromagnetiche provenienti dal nuovo continente. Al contrario gli influssi del web 2.0
sembrano aver prodotto, anche da noi e quasi in contemporanea, un nuovo slancio, una rinnovata
voglia di fare e mettersi in gioco per singoli ed imprese. Nonostante la mancanza di un substrato
economico capace di finanziare e far crescere iniziative visionarie e in uno stato ancora embrionale,
pur di fronte all'insufficienza di infrastrutture informatiche e di fluidità nel mercato del lavoro,
anche l'Italia sta tentando di apportare il proprio contributo in questo pullulare di idee e progetti che
già rivoluzionano la vita di milioni di persone in tutto il mondo.
Sull'onda degli influssi d'oltreoceano, nascono anche qui nuove conferenze (come il Duepuntozero
ed il D-Day) e unconferenze (conferenze non organizzate formalmente come il modello Barcamp
presentato a Torino, Milano e Roma). Si formano gruppi di sviluppatori d'eccellenza come Nimboo
e TheRubyMine ed iniziano finalmente ad affacciarsi finanziamenti dalla comunità europea per idee
web 2.0 portate avanti dalle università (come per TAGora promosso dalla Facoltà di Fisica
dell'Università la Sapienza di Roma). Questa rete di discussione, confronto ed innovazione è ancora
più evidente online, dove blogger, consulenti, giornalisti e semplici appassionati si contattano, si
conoscono e scambiano opinioni in modo distribuito e asincrono, alimentando il tam tam mediatico
sul fenomeno che ha ormai conquistato le pagine di quotidiani come Il Sole24Ore col suo inserto
Nova24.
E per quanto riguarda i progetti reali? Pur non disponendo della massa sociale presente negli Stati
Uniti, né di finanziamenti da milioni di dollari, esistono in realtà anche i progetti e il loro numero
sta crescendo rapidamente. Scoprirli è però un pochino più difficile. Da chi è fatto allora il web 2.0
nostrano? Si tratta spesso di gruppi di esperti che rimanendo nell'ombra si ritrovano online dopo
giornate di lavoro "tradizionale" disegnando quella che sperano essere la prossima killer
application, l'esperimento che cambierà loro vita professionale e magari anche entità del conto in
banca.
Il web 2.0 italiano è così popolato da figure professionali quanto mai variegate: ingegneri,
programmatori e web designer, ma anche ricercatori, filosofi, economisti e giornalisti, ognuno con
un diverso bagaglio di esperienza che risulta assolutamente necessaria quando si ha a che fare con
problemi non solo tecnici, ma anche sociali, motivazionali, psicologici ed economici. In uno sforzo
di immaginazione e voglia di ingegnarsi tutti italiani, queste iniziative tentano di fondere insieme i
più famosi esempi americani con le necessità e le peculiarità tipiche della cultura italiana: il cibo,
l'arte, la voglia di risparmiare, la ricerca di una casa e così via.
Ci si può chiedere allora perché questi progetti non abbiano ancora trovato soldi e fama. Benché, le
idee proposte siano spesso originali ed a volte anche ricche di spunti di business, trovare spazio per
emergere o semplicemente farsi vedere qui da noi non è in realtà cosa facile. Per questo, molti degli
attori del Web 2.0 italiano percepiscono un forte bisogno di occasioni di incontro mirato e di
aggregazione. Incontro che a volte diventa fattiva collaborazione, scambio di esperienze, idee ma
anche di tempo e braccia (o meglio menti) tra gruppi diversi, nella convinzione un simile approccio
comunitario possa alleviare alcune difficoltà tipiche del mercato italiano come il costo della mano
d'opera, la disponibilità di capitali e la dispersione geografica. Insomma l'unione potrebbe fare la
forza, specialmente in una fase in cui l'obiettivo principale è ancora aprire un mercato e mostrarne
le potenzialità. Incontrarsi permette allora di far tesoro delle esperienze altrui, di stabilire preziosi
contatti con soci e finanziatori o semplicemente di farsi forza di fronte agli ostacoli.
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1 commento:

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